Decine di migliaia di documenti d’identità scannerizzati – passaporti, carte d’identità, patenti – sono finiti nelle mani di cybercriminali specializzati. A finire nel mirino degli hacker non sono state banche o enti pubblici, ma strutture alberghiere: una falla gravissima nella catena della fiducia digitale. Nei mesi estivi diversi episodi. Serve capire ed attrezzarsi.
A lanciare l’allarme è Giuseppe Mocerino, esperto di cybersicurezza e presidente di Netgroup, che all’Adnkronos ha dichiarato:
“Non è una semplice violazione informatica. Parliamo di una raccolta sistematica di identità, con documenti in alta risoluzione pronti per essere rivenduti sul darkweb. Si possono clonare perfettamente, aprire conti correnti, commettere truffe e reati in modo molto sofisticato.”
Dati rubati al check-in: il nuovo fronte del crimine digitale
Il gruppo criminale noto come Mydocs avrebbe attaccato sistemi informatici di vari hotel, esfiltrando archivi digitali con documenti raccolti al momento del check-in. Il materiale – secondo fonti investigative – è già in vendita su piattaforme del darkweb in forma di “pacchetti identità”.
I rischi per i cittadini sono enormi:
Furti d’identità
Frodi bancarie
Richieste di denaro a nome della vittima
Danni alla reputazione e responsabilità penali indirette
Mocerino invita alla massima cautela: “Mai assecondare richieste di denaro. In caso di sospetto, contattare subito la Polizia Postale.”
Secondo l’esperto di Netgroup, è tempo di adottare buone prassi obbligatorie per tutti gli operatori che gestiscono dati sensibili:
Acquisizione temporanea del documento
Conservazione limitata a 24 ore
Cancellazione automatica dopo la registrazione
“Un sistema a ‘zero copie’ significa che i documenti non restano nei sistemi, non vengono archiviati e non sono quindi accessibili agli hacker. È una misura concreta, realizzabile e urgente.”
La cybersicurezza non ha più confini
“Non esiste più un perimetro territoriale nella cybersicurezza,” sottolinea Mocerino. “I crimini digitali sono transnazionali, si muovono con una velocità superiore a quella delle indagini tradizionali. Serve un coordinamento investigativo internazionale, e uno scambio dati tempestivo.”
La Polizia Postale italiana sta già indagando con strumenti avanzati, ma l’efficacia della risposta dipende anche da quanto saranno responsabili e consapevoli gli operatori coinvolti.
L’attacco agli hotel è solo l’ultima dimostrazione che la sicurezza dei dati non è un’opzione, ma un dovere quotidiano per chiunque gestisca informazioni personali. Formazione, tecnologia adeguata e cultura digitale sono le tre leve fondamentali per proteggere la fiducia dei cittadini.

