Un confronto ad ampio spettro su minacce informatiche, strategie di difesa e consapevolezza collettiva si è tenuto presso la sede romana di Netgroup, dove esponenti del mondo accademico, bancario, giornalistico e istituzionale si sono riuniti per discutere l’evoluzione del crimine digitale e le possibili risposte sistemiche.
Nel corso dell’incontro, è emersa con chiarezza la complessità crescente degli attacchi informatici che colpiscono aziende, istituzioni finanziarie e privati cittadini. Si tratta di minacce sempre più strutturate, in particolare sul piano dell’ingegneria sociale, dove vittime ignare vengono agganciate con tecniche persuasive che sfruttano fragilità psicologiche e digitali.
A preoccupare maggiormente è la natura transnazionale dei nuovi schemi di frode. Dietro molte campagne di phishing e accesso illecito ai conti bancari si nascondono vere e proprie organizzazioni criminali, con base in call center organizzati e operativi a livello globale. Una realtà che alcuni esperti definiscono ormai come “scam cities”, centri nevralgici da cui partono chiamate fraudolente verso ogni parte del mondo.
Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha ribadito la necessità di una risposta coordinata: «La rete non può restare una zona franca. La denuncia resta un pilastro fondamentale, e la collaborazione tra cittadini, istituzioni e aziende è oggi più che mai decisiva». Gabrielli ha sottolineato come l’Europa stia muovendo passi concreti, anche attraverso strumenti normativi come il Digital Services Act.
Sullo stesso tono l’intervento di Jessica Limentani, responsabile del Centro ABI per la Sicurezza Anticrimine: «La cultura della legalità digitale deve affiancare quella economica. La protezione delle informazioni e la gestione del rischio cyber sono oggi condizioni imprescindibili per la crescita delle imprese».
Anche il mondo dell’informazione ha un ruolo cruciale. Secondo Federico Ferrazza, giornalista e divulgatore, è fondamentale «spiegare con chiarezza i fenomeni digitali senza alimentare il panico», promuovendo una conoscenza accessibile che superi la logica dell’emergenza.
Ancora più duro Giorgio Scura, giornalista d’inchiesta, che ha puntato il dito contro la responsabilità delle piattaforme digitali: «Le frodi online non sono casi isolati. Secondo recenti inchieste, la maggioranza ha origine proprio sui social network. È inaccettabile che queste piattaforme ospitino contenuti sponsorizzati fraudolenti: anche qui, l’intelligenza artificiale dovrebbe intervenire a tutela dell’utente».
A chiudere il confronto, l’intervento del presidente di Netgroup, Giuseppe Mocerino, che ha proposto una visione sistemica della governance della cybersicurezza: «Serve una regia condivisa, che coinvolga non solo le istituzioni, ma anche il mondo della formazione e del terzo settore. L’educazione digitale deve iniziare dalle scuole: solo così possiamo trasformare la paura in consapevolezza e la minaccia in opportunità di innovazione».

